Turismo Sensibile

Turismo Sensibile

Socio Dirigente

Ogni tanto chiudo gli occhi e mi proietto.

Immaginatevi di essere un abitante di quella parte d’Europa dove freddo, nebbia, giornate brevi - spesso brevissime - grandine, pioggia sono all’ordine del giorno.

Aggiungete anche in gran parte di queste suddette zone architettura e arte sono concentrate in aree circoscritte e poco frequentabili (soprattutto in tempo di pandemia).


Poi immaginatevi di fare smart working a Gualdo Cattaneo in Umbria, dove dal divano scorgi colline verdi tutto l’anno, il clima è mite e uscendo di casa bellezza e arte riempie gli occhi a ogni piè sospinto.

E la cucina. Beh, dai lo sapete già com’è la cucina.


Mi spiego.

“Secondo una ricerca di JFC dei circa 1milione 800mila smart worker, il 23,6% ha dichiarato di aver scelto a fine luglio 2020 di lavorare da remoto soggiornando in una località turistica.”


Tradotto in parole semplici?

Un vero e proprio enorme nuovo mercato per il settore turismo.

Ma enorme enorme.

Gli hanno anche già dato un nome: Holiday working.


Io non voglio parlare di come il turismo italiano, quello che conosciamo, può rinascere grazie a questo di opportunità. Non mi interessa.

Vorrei che provassimo ad accendere il faro sugli oltre 8mila borghi italiani che hanno meno di 5000 abitanti e che soffrono e hanno sofferto - chi più chi meno - il confronto con le città e le conseguenti fughe.


L’holiday working può essere la loro rivincita.

Attraverso una politica di solida “digitalizzazione” a tappeto del nostro territorio possiamo creare un nuovo sistema turistico, anti-stagionale e anti-ciclico, costruito e sviluppato intorno alle piccole e medie imprese familiari (che sono la vera forza del nostro sistema Italia), e riportare alla vita interi comuni.


Possiamo permettere a chiunque in Europa di ripensare il proprio modello di lavoro.

E questo può avvenire con un investimento minimo in termini di sistema, ma che dovrebbe essere immenso in termini di mktg del territorio.


E allora immagino questi promo social fatti di pasta fatta in casa, grandi giri in biciclette sulle colline, pomodori freschi, giardini fioriti, agricoltura a km 0, osteria nei borghi - sempre e comunque con distanziamento sociale -, grandi sterminati tramonti e albeggiate romantiche…

sempre connessi.


Ho anche il claim:

Italians work better. Be Italian.


PS.: Sarebbe davvero bello se il mondo del lavoro riscrivesse se stesso attraverso un'alleanza di scopo con i territori.

Insomma un modo di lavorare - e quindi di vivere - che ci restituisca la qualità delle tradizioni in cui viviamo e che sappia valorizzarle come asset di punta.