You Can't stop us

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Videomaker

Il mondo può essere uno spot della Nike?


Che tu lo voglia o no non puoi fermare lo sport, non puoi fermare migliaia di tifosi che, anche con le restrizioni Covid, decidono di fregarsene e invadono le piazze per onorare Maradona, che piaccia o meno, che sia etico o meno, per loro, per quei tifosi, el Pibe de Oro, è il loro dio, e devono onorarlo.

Non puoi fermare lo sport femminile, che giorno dopo giorno, contro tanti stereotipi, combatte e vede più vicina, anche se sempre troppo lontana, una parità di generi.

Non puoi fermare il corridore che si sveglia alle 5 del mattino, non puoi fermare il ragazzino che sogna di essere Federer, non puoi fermare un bambino che da un piccolo e povero paesino africano arriva a calpestare il prato dell’Old Trafford (lo storico stadio del Manchester United), non puoi fermare due ragazzine che pur di giocare a tennis durante il lockdown fanno qualche scambio da un tetto all’altro, non puoi fermare il 70enne che si allena sempre e comunque. Non puoi fermare lo sport.



Emozionarsi davanti a uno schermo

Se guardate i video della Nike e mediamente non avete gli occhi lucidi non meravigliatevi se sentite un peso esagerato nel petto, è sicuramente perché avete un cuore di pietra. 

Si chiamano emozionali e lo sono, dal primo minuto. Quando senti quelle tre note di piano, sai già dove andrà a finire, ma ormai è troppo tardi, ormai sei dentro. La tensione sale, sale ancora e poi, tutto si ferma. Ed è proprio qui che Nike colpisce, ti lascia senza fiato, una struttura tanto semplice a livello di trama, ti fa subito capire il senso: nulla è impossibile (questo in realtà ce lo insegna Adidas, ma qui poco importa).

Se il mondo fosse uno spot della Nike, sarebbe un mondo bellissimo? No razzismo, nessuna disparità di genere, amicizia, amore e tante belle cose.


Ma il mondo è così?

Ma così non è, non lo è nella vita reale, non lo è neanche nello sport. 

“Le calciatrici sono dilettanti, non vengono pagate, mentre i maschi, per giocare in Nazionale, ricevono un compenso che oscilla tra i 7 e i 10 mila euro a convocazione.” (fonte: wired.it).

Senza parlare del razzismo che è quasi argomento quotidiano nel mondo dello sport, soprattutto da gruppi di tifosi che spesso e volentieri non vengono neanche puniti come dovrebbero per i loro comportamenti.

Quindi gli spot della Nike sono meravigliosi e ci tengono davvero con il fiato sospeso per un minuto e trenta circa davanti allo schermo ma no, non sono ancora vita reale.

Ma se lo sport è tanto forte, da non essere fermato da niente e da nessuno, perché non si parte davvero da lì per far diventare il mondo un pochino più spot della Nike? (con buona pace dell’Adidas, si intende ovviamente).