Ci sono libri che sembrano scritti per i bambini e invece parlano con sorprendente chiarezza agli adulti.
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è uno di questi: una fiaba contemporanea che, dentro la leggerezza del volo e la tenerezza di un gatto grande e nero, contiene alcune domande centrali della vita organizzativa.
Come ci prendiamo cura degli altri?
Come ci assumiamo responsabilità?
Come conviviamo nelle differenze?
Come costruiamo contesti che fanno volare chi ne fa parte?
Rileggere questa storia è come osservare un team funzionare bene: ruoli diversi, competenze diverse, un obiettivo condiviso e un insieme di relazioni che, senza fare rumore, permettono la crescita.
Zorba e le promesse: la responsabilità come patto, non come compito.
Zorba è un gatto apparentemente inadatto: grosso, goffo, inesperto di ali e piume.
Eppure, davanti a Kengah che gli affida il suo uovo, accetta tre promesse grandi:
non mangiarlo, proteggerlo, insegnare a volare alla creatura che nascerà.
Sono promesse che parlano di cura, di etica, di lealtà.
Soprattutto parlano di responsabilità: quella che non nasce da una procedura, nasce da un impegno autentico verso qualcuno.
È lo stesso tipo di responsabilità che riconosciamo nelle organizzazioni sane:
un patto di reciprocità, di chiarezza, di coerenza.
Quando questo patto si allenta - quando le aspettative cambiano di continuo, quando mancano orientamento e coerenza, quando chi richiede lavoro non ascolta davvero - la collaborazione si indebolisce. Non serve colpevolizzare: basta constatare che la qualità relazionale è parte integrante della qualità del lavoro.
Il Poeta: l’archetipo del leader inclusivo.
Nel momento più complesso della storia, i gatti comprendono di non bastare a se stessi. Serve qualcuno che sappia ascoltare in profondità, che sia capace di leggere l’unicità di Fortunata e di accompagnarla senza sostituirsi.
Per questo decidono di rompere un tabù antico e parlare al Poeta: un uomo capace di empatia, di silenzio, di delicatezza nelle parole.
Il Poeta è il modello perfetto del leader inclusivo:
- accoglie senza giudicare,
- traduce ciò che sembra incomunicabile,
- dà fiducia,
- crea le condizioni perché gli altri possano riuscire,
- rende possibile il cambiamento senza imporlo.
Non dirige dall’alto, non controlla, non pretende: abilita.
È ciò che serve nelle organizzazioni nella complessità delle relazioni: una figura capace di riportare chiarezza, sgonfiare le tensioni, favorire l’allineamento.
Non con l’autorità, con l’ascolto.
Fortunata: identità, crescita e il momento di lasciar andare.
La gabbianella cresce convinta di essere un gatto.
È una fase tenera e necessaria, non definitiva.
Arriva il momento in cui Zorba, con enorme affetto, le dice la verità: «Sei una gabbiana. E devi volare.»
È un gesto di amore profondo: dire quello che libera, non quello che rassicura.
Nel lavoro succede lo stesso: progetti che maturano, persone che crescono, team che attraversano cambiamenti. Serve la stessa sensibilità: non trattenere l’altro, ma accompagnarlo. È ciò che distingue la cura che protegge dalla cura che limita.
La fragilità delle relazioni quando mancano ascolto e coerenza.
La storia di Sepúlveda ci offre anche uno spunto utile per leggere alcune dinamiche lavorative comuni: quando il linguaggio non è chiaro, quando le indicazioni cambiano direzione, quando le aspettative non sono allineate.
Non serve farne il centro del discorso, non è questa la storia.
Ma è un piccolo promemoria discreto: la qualità di un rapporto professionale dipende tanto dai compiti quanto da come ci parliamo, da come “stiamo nella relazione”.
Ambiguità nei brief, rework continui, giudizi sproporzionati, toni poco rispettosi nella nostra realtà per fortuna sono rari, sappiamo bene che sono elementi che quando compaiono indeboliscono la collaborazione e la dignità professionale.
E ricordano quanto i principi di:
- correttezza,
- trasparenza,
- proporzionalità,
- rispetto
non siano mai accessori. Sono l’ossatura del volo possibile.
Come accade ai gatti del porto, anche nei team più affiatati a volte basta ritrovare fatti, chiarezza e confini per rimettere ordine.
Il volo finale: la bellezza della fiducia che diventa autonomia.
La scena finale resta una delle più poetiche della letteratura per ragazzi: Fortunata sul campanile di San Michele, il vento forte, la pioggia, Zorba accanto, il Poeta che sorregge senza trattenere.
E poi il salto.
Il vuoto.
Il volo.
È la rappresentazione perfetta di ciò che accade quando una relazione, un team o un progetto funzionano davvero:
- qualcuno prepara il terreno,
- qualcuno accompagna,
- qualcuno incoraggia,
- e qualcuno - finalmente - vola.
Non perché spinto, ma perché sostenuto.
Imparare a volare insieme, nelle organizzazioni e nella vita.
La Gabbianella è una fiaba gentile, e può essere anche un modello per leggere il lavoro: parla di cura, di responsabilità, di inclusione, di differenze, di coraggio.
Parla di ciò che accade quando si ascolta davvero.
E di ciò che accade quando non lo si fa.
Il volo, come il lavoro ben fatto, è sempre un atto collettivo.
Perché - come ricorda Zorba alla fine - «Vola solo chi osa farlo.»
E chi lavora con cura e umanità può diventare proprio come il Poeta: qualcuno che non insegna a volare…rende possibile il volo.
