AI or not AI

AI or not AI

ICT Developer & Business Analyst Senior

Oggigiorno si sente parlare sempre più di Intelligenza Artificiale o Artificial Intelligence (AI). Sui vari siti di notizie troviamo sempre più spesso articoli a riguardo. Varie testate giornalistiche tra cui ANSA hanno un’area dedicata del loro sito. Ormai intorno a noi abbiamo dispositivi con AI: in casa, dagli aspirapolvere agli assistenti virtuali come Alexa e Google Home, o sullo smartphone come Siri o “Hey Google”, o negli ultimi tempi anche sulle auto, vedi la pubblicità di Mercedes. Sembra però strano che si possa paragonare un Alexa all’Intelligenza Artificiale del robottino aspirapolvere che zigzaga per la stanza, impiegando magari più di 10 minuti per raccogliere il sassolino, più che ben visibile, davanti alla porta d’ingresso…

La cosa si spiega col fatto che nel mondo informatico vengono chiamate Intelligenza Artificiale cose ben diverse tra di loro. Basti pensare che alla nascita dei primi calcolatori molti li chiamavano “cervelli elettronici”. Per cui, senza alcuna velleità di passare per un esperto, cercherò semplicemente di fare un po’ di chiarezza sugli aspetti generali dell’argomento.

Innanzi tutto partiamo dalla parola “Intelligenza”, il vocabolario Treccani ci dice:

“1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento; propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.”

Da questa definizione già emerge una prima spiegazione, essendo l’intelligenza un “complesso di facoltà” se uno strumento elettronico piccolo o grande che sia, è in grado di emulare una o più delle funzioni che caratterizzano l’intelligenza umana, questo strumento si può definire in qualche modo “intelligente”. Ma non tutte le operazioni che fa un cervello umano hanno lo stesso valore in relazione alla definizione di cui sopra. Ad esempio se un grande matematico sapesse fare calcoli molto complessi a mente o con il solo ausilio di carta e penna, ma non fosse in grado di montare un mobile dell’Ikea, sarebbe considerato lo stesso un “genio”? Lo stesso discorso vale per i dispositivi elettronici, un computer moderno può fare calcoli complessi ad una velocità impensabile anche per un grande “genio” eppure nessuno ormai lo definirebbe “intelligente” ma solo “potente”, cioè ha una grande capacità in una singola funzione: fare calcoli. Quindi più un sistema sarà capace di replicare funzioni complesse più sarà considerato “intelligente”

Per capire meglio, a questo punto si rende necessaria una classificazione dei sistemi in base al “grado/tipo di intelligenza artificiale”:

  • Sistemi con motori di regole ed algoritmi avanzati
  • Sistemi che possono apprendere una funzione più o meno complessa.
  • Sistemi generici che auto apprendono in campi diversi.

Nella prima categoria ricade il robot aspirapolvere sopra citato, dei programmatori creano un insieme di regole ed algoritmi, per i quali il dispositivo riesce a mappare la stanza e quindi cerca di aspirare il pavimento in tutti i punti. Questo tipo di dispositivi, dai puristi, non viene considerato una vera AI, in quanto il mappare la stanza non è proprio un vero apprendimento ma una risposta condizionata dall’algoritmo scritto al suo interno. In gergo tecnico sono privi di una capacità di “Machine Learning” cioè non sono macchine in grado di apprendere.

La seconda categoria per la sua dimensione in realtà andrebbe suddivisa in sottocategorie, in quanto raggruppa sistemi molto diversi, dal riconoscimento facciale ai sistemi che emulano la capacità delle persone di conversare, anche la tecnologia può essere differenti, possono usare reti neurali, motori di regole, essere confinati in un computer o comandare dei dispositivi semoventi. Ma non verrà fatto qui per non scadere troppo nel tecnico. Quello che invece si cercherà di capire è invece quale tipo di intelligenza usano questo gruppo di applicazioni.

La loro principale caratteristica è il fatto di avere uno scopo, per cui le loro capacità sono tutte connesse a quello scopo, più è complesso lo scopo maggiormente potente dovrà essere l’applicazione che deve realizzarlo. Per cui il sistema di riconoscimento facciale semplice che compara le foto, potrebbe risiedere su un server aziendale, anche se potente, reperibile in commercio, invece un sistema che da un identikit riesce a trovare la foto corrispondente invece, potrebbe richiedere dei sistemi hardware appositi e molto più costosi. Questo perché paragonare 2 foto tra loro è più semplice di paragonare un disegno e delle caratteristiche, come il colore di occhi o capelli, ad una foto.

 La seconda caratteristica fondamentale è, che appena creati hanno delle funzioni di base e non sanno fare quasi nulla, gli sono state fornite soltanto delle regole di base, però sono in grado di apprendere. Ad esempio il sistema di riconoscimento facciale basato su foto appena citato “appena acceso” dovrà essere “addestrato”, cioè dopo avergli dato migliaia di foto associate ad un nome, gli si fa vedere delle foto diverse da quelle che ha, e lui deve indovinare di chi sono. Ogni errore ed ogni risultato corretto gli permetteranno di “imparare” un metodo efficace per riconoscere a chi appartiene la prossima foto che vedrà, proprio come un bambino che sta apprendendo qualcosa di nuovo. Ad un certo punto diverrà abbastanza bravo da fare pochi errori, allora il sistema viene considerato “affidabile” e quindi potrà utilizzato per ciò che è stato creato. Alcuni di questi sistemi inoltre, continuerà ad apprendere anche dopo l’addestramento, questo per renderli sempre più precisi. Nei sistemi più complessi in realtà i programmatori intervengono sia durante che dopo l’apprendimento, correggendo ed aggiungendo delle regole di base in modo da rendere più “intelligente” il sistema

Nel mondo esistono molte applicazioni AI di questo tipo, che spaziano negli ambiti più diversi. In ambito medico nell’ultimo anno hanno fatto notizia l’AI di Alibaba usata in Cina per diagnosticare il coronavirus, o quella del primo farmaco scoperto da un AI. In ambito dei trasporti ci sono vari progetti per la guida autonoma, il cui più famoso e quello di Tesla. Nelle nostre case ci sono i sopra già citati assistenti virtuali. Ma come detto, più potenti sono, più richiedo dei computer super potenti (da milioni di dollari) per poter funzionare, per cui non possono essere certo messi in dispositivi portatili piccoli come uno smartphone, e quindi questi dispositivi per usufruire delle funzioni “Intelligenti”, devono essere collegati, tramite internet, al super computer dell’intelligenza artificiale, per questo Siri and company non funzionano quando non c’è segnale.

Inoltre, come detto, sono specializzati, e nel loro compito sono tanto più precisi quanto è semplice e definito il servizio che devono svolgere. Per cui in sistema che AI che in una fabbrica che realizza pezzi super precisi al milionesimo di millimetro, pur essendo un obiettivo difficile per un uomo, per una macchina invece è chiaro e ben definito da misure certe, perciò per questa sarà più facile aver maggior successo di sistemi più potenti ma che hanno compiti più complessi. Come interagire con una persona attraverso il riconoscimento vocale. Gli assistenti virtuali infatti, pur avendo dei sistemi di calcolo super potenti, non sono poi così “intelligenti” come può sembrare, e fanno molti errori. Infatti un test pubblicato dalla rivista “Forbes”, dal titolo forse eccessivamente poco lusinghiero, ha dimostrato come, nonostante abbiano a disposizione i super-computer e la possibilità di accedere a tutta internet, nessuno tranne, l’assistente Google per smartphone, sia riuscito a raggiungere la sufficienza scolastica, cioè il 6. Questo sbagliando anche delle risposte che chiunque con una banale ricerca personale avrebbe facilmente trovato.

Tutto ciò perché capire il linguaggio umano è difficile, si pensi solo alla comprensione di concetti e non delle semplici definizioni, questo è una cosa difficile per una macchina. Inoltre anche noi a volte non comprendiamo bene il nostro interlocutore nonostante che possiamo comprendere cose più astratte come sfumature, toni, e tutte quelle cose che inconsciamente decifriamo dagli occhi e dalla gesticolazione.

Si deve sempre pensare che questi sistemi, anche se cercano di emulare il comportamento umano, non ne sono in grado, almeno per il momento, per cui sono solo dei “cervelli elettronici” avanzati. I loro programmatori però vi hanno inserito degli algoritmi per dare l’impressione contraria. Un esempio è quando si prova ad insultare Siri, questa risponde garbatamente di aver pazienza e che sta cercando di fare del suo meglio. L’AI non ha alcuna coscienza di essere stata insultata né tanto meno cosa sia il concetto di “fare il suo meglio”, semplicemente nei suoi programmi è stata inserita una regola per la quale, in caso l’interlocutore usi dei termini della categoria “insulto”, lei deve rispondere usando una delle frasi garbate definite dal programmatore. Lo scopo di un assistente virtuale è quello di trovare la frase o l’azione corretta per rispondere all’interlocutore, non di capirne lo stato d’animo. Inoltre se lo collegassimo al sistema robotico di una fabbrica di auto, se gli chiedessimo di produrre un auto rossa, anche se trovasse tutti i progetti per farlo, non ne sarebbe in grado. Dovrebbe intervenire un programmatore per integrare la sua programmazione con quella parte di programmi presenti nell’AI di controllo della fabbrica, cioè per modificarne lo scopo bisognerà sempre modificarne le capacità

La terza tipologia d’intelligenza artificiale, quella generica, invece non ha una scopo definito, ma semplicemente cerca di simulare le capacità cognitive di un cervello umano. Cioè non solo fare calcoli, ragionare, apprendere e rielaborare una risposta. Ma pensare, adattarsi e capire dei concetti, non averne solo la sua definizione. Ad esempio il concetto di “relazione di parentela”, io ho una relazione con mio padre, mio padre con mia madre e lei con me, tutti insieme siamo una famiglia. Un semplice calcolatore per esplorare queste relazioni, se non capisse di essere tornato all’inizio, rischierebbe di bloccarsi un loop, essendo una relazione circolare, invece di comprendere il concetto che la “relazione di parentela” è una cosa collega tutti membri di una famiglia.

Al momento ci sono molti progetti attivi per realizzare questo tipo di sistemi, ma nessuno di questi può ancora dire di aver realizzato una vera Intelligenza Artificiale, anche se molti sono in fase avanzata. Questi sistemi sono tutti nella fase di “addestramento”, stanno ancora apprendendo, cioè magari sono in grado di capire un concetto ma non altri. In pratica non sono ancora capaci ad adattarsi a tutte le nuove situazioni, al contrario di un cervello umano. Ma il giorno che ne fossero in grado si pensa che questi sistemi, supportati dai super computer e, avendo a disposizioni tutte le informazioni possibili, evolverebbero velocemente in Super Intelligenze Artificiali in grado di risolvere complessi problemi di astrofisica, o prevedere con precisione il tempo atmosferico, o trovare rapidamente la cura di una malattia. Alcuni dicono/temono che potrebbero ottenere autoconsapevolezza. Da qui tutta la serie di film di fantascienza, come Terminator o Matrix, in cui le macchie prendono coscienza di se e capiscono di non aver bisogno di padroni inferiori come gli uomini e cercano di distruggerli o dominarli.

Ma tornando al discorso iniziale, abbiamo capito che:

  • Con il termine Intelligenza Artificiale vengono indicate molte cose, piccoli dispositivi che hanno degli algoritmi complessi, sistemi che cercano di simulare l’intelligenza umana, e sistemi che invece cercano di riprodurne realmente le funzioni.
  • I sistemi più realistici e potenti sono legati a grandi super computer e che quindi possiamo accedervi solo se è presente una connessione internet.
  • I nostri assistenti virtuali in realtà non sanno ancora pensare, per cui per ora, non possiamo cercare di essere consolati, la sera quando torniamo a casa dopo una pessima giornata. Anche se potrebbe essere che, qualche programmatore vi abbia inserito un algoritmo, per cui riescano a capire che qualcosa non va, e magari mettano su la nostra musica preferita (…quella che ascoltiamo più spesso).