Sono ancora gli attori e le attrici i veri protagonisti degli Oscar?

Sono ancora gli attori e le attrici i veri protagonisti degli Oscar?

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PR officer & Content Editor

Tra costosissime borse omaggio, after party, revenge dress e abiti vintage la notte più glamour dell’anno è una vera e propria lezione di marketing 

Nella notte tra domenica e lunedì, nella consueta cornice del Dolby Theatre di Los Angeles, è andata in scena la 96esima edizione degli Academy Awards, i premi più importanti del cinema statunitense. Tutto è filato liscio, nessuno schiaffo, nessuna caduta e nessuno scambio di buste per il premio al miglior film. Anche i vincitori non hanno stravolto le aspettative: Oppenheimer - il biopic di Christopher Nolan dedicato al padre della bomba atomica - come da previsioni, ha trionfato con ben 7 statuette tra cui miglior film, miglior regia e migliori attori protagonisti.

Nonostante non ci siano stati colpi di scena, la notte più lunga e scintillante di Hollywood ha tenuto incollati al piccolo schermo milioni di telespettatori e generato uno spropositato numero di conversazioni e tendenze sul “second screen”. Vedere le star che amiamo (o odiamo) nella stessa serata crea parecchio rumore e piattaforme come Instagram, Twitter, Facebook e Threads diventano dei veri e propri centri di commento prima, durante e dopo lo spettacolo. 

Oltre alle aziende che decidono di acquistare uno slot pubblicitario - quest’anno uno spot di 30 secondi era stimato a 1,85 milioni di dollari - o una porzione del red carpet che precede lo show, ce ne sono altre che cercano di acquisire visibilità e generare valore sfruttando altri metodi.


Le gift bag “Everyone Wins”

Tutti trionfano agli Oscar. Non solo chi conclude la serata con in mano la prestigiosa statuetta oro. Si chiama “Everyone Wins” la lussuosa borsa omaggio consegnata dalla società di marketing Distinctive Assets di Los Angeles e regalata ai candidati nelle categorie recitazione e regia. Quest’anno la gift bag aveva un valore di 178.410 dollari e conteneva 50 regali, tra oggetti di lusso ed esperienze esclusive. Il più costoso era un invito a godersi un soggiorno di tre notti allo Chalet Zermatt Peak, per un massimo di nove ospiti. 

Sebbene non vi sia la certezza di acquisire visibilità e importanza, poiché i candidati potrebbero non usufruire del regalo, i brand sono disposti a pagare una commissione di 4.000 dollari per vedere i propri prodotti all’interno del sacchetto regalo. La possibilità di allinearsi al prestigio degli Oscar e di essere associati a celebrità così influenti potrebbe produrre risultati sorprendenti, sia in termini di posizionamento che di percezione del marchio.

Tra pezzi d’archivio e revenge dress

Le Case di Moda vedono la serata degli Academy Awards come un’opportunità redditizia per mostrare i loro ultimi modelli, affermarsi come trendsetter e, soprattutto, essere associati a celebrità di prim’ordine, che spesso fungono da ambassador del marchio. Vestire attori e attrici con le proprie creazioni significa ottenere un’esposizione mediatica inestimabile. La scelta di un outfit non è casuale ma deriva da un attento lavoro che coinvolge stylist e designer e che ha come obiettivo la trasmissione di un messaggio in linea con i valori di chi indossa l’abito e, ovviamente, di chi lo crea. 

Quest’anno protagonista è stata la sostenibilità. Sono diverse le star di Hollywood che hanno deciso di calcare il tappeto rosso con pezzi d’archivio. Da Carey Mulligan che ha sfoggiato una riproduzione dell’iconico abito a sirena di Cristobal Balenciaga a Anya Taylor-Joy che ha riadattato il celebre vestito Junon di Christian Dior risalente al 1949, fino ad arrivare a Jennifer Lawrence, che ha incantato tutti all’after party di Vanity Fair con una creazione appartenente alla Fall-Winter 1996 di Givenchy. 

Le ragioni che oggi spingono le celeb a utilizzare una creazione vintage sono diverse, si va dalla citazione dei grandi pezzi del passato, per ricordare gli abiti che hanno fatto la storia della moda, alla sostenibilità, argomento centrale al giorno d’oggi che coinvolge ognuno di noi. In questo caso non sono solo i brand a intraprendere strategie di marketing, ma anche gli attori e le attrici, che si fanno portavoce di un messaggio ben preciso.

Anche Margot Robbie ha fatto molto parlare di sé, ma per ragioni differenti. L’attrice di Barbie non in lizza per la statuetta di migliore attrice - forse ingiustamente - si è presentata con un abito nero di Versace senza spalline e un elegante dettaglio in vita. Molti hanno ipotizzato che potesse essere la sua versione del “revenge dress” che la principessa Diana indossò nel 1994 dopo che il principe Carlo, in un’intervista ammise pubblicamente di averla tradita. 

Bene o male l'importante è che se ne parli!

I brand del lusso oltre a vestire le star del cinema con abiti da sogno hanno organizzato, in quel di Hollywood, party e after party con lo scopo di supportare i propri ambassador e implementare il flusso di conversazioni sui social network.

Il motivo è uno: far parlare di sé. Da un po’ di anni a questa parte sono sempre di più i profili, che si tratti di magazine, creator o blogger, che producono contenuti descrivendo, elogiando o criticando i look dei partecipanti a qualsiasi tipologia di evento. Armani, Louis Vuitton, Gucci, Prada e Versace, sono solo alcuni dei marchi di moda che per la 96esima edizione degli Oscar hanno preso la palla al balzo organizzando feste da urlo prima e dopo la serata di gala più glamour dell’anno. 

E poi c’è il Vanity Fair Party che è la più eclatante scusa inventata dalla Mecca del cinema per consentire ai divi e alle dive del grande schermo di indossare due look diversi in una sera. Geniali.