Strategie mobile, molto oltre la semplice responsività

20/01/2015
Head of UX/UI & Software Architect

Oggi il buon Paolo Zanzottera (@zanzottera per i cinguettanti) ha ribadito una sacrosanta verità, cito testualmente:

"Una strategia mobile non si fa creando un sito responsive, ma pensando alle motivazioni delle persone in mobilità: adaptive design! #mobile "

Ineccepibile.

Solo a voler timidamente integrare, riconoscendogli lo sforzo linguistico degli esatti 140 caratteri, avrei aggiunto a "motivazioni" anche "esigenze" e, pensando alla connettività, anche "disponibilità" (passatemelo, su) giusto per raccogliere tutti i pezzi dei cuori infranti e delle aspettative tradite dei poveri mobile users.

Ma lasciando perdere per una volta la semantica (che, si sappia, è nata ben prima del modaiolo omonimo mark up) e tornando al cinguettio di cui sopra, devo dire che 2 cose mi sono saltate in testa, in immediata successione:


1. Chissà quanti capiranno davvero tali parole?

Tendenzialmente, non è una novità, non ho una buona opinione della qualità media degli applicativi in circolazione anche se, devo essere sincero, mi piacerebbe poter avere più tempo per scovare qualora esistesse una UX ancor peggiore di quella delle FS, a mio avviso all'insostituibile primo posto nella personalissima classifica dei pensieri pericolosi.

Professo duramente da anni che finchè in questo paese non si investirà nella formazione di veri progettisti digitali (con tutto quello che l'ad industry muove) non potremo sperare di avere molto di più di questo...

D'altronde, con tutto il rispetto per i cross-specialist, un fotografo che di mestiere fa il fotografo, tante ore al giorno intendo e con reale professionalità, difficilmente può produrre un complesso applicativo con la medesima qualità di architettura dell'informazione che può esprimere un interaction designer o un UX specialist, ma non perchè se fai il fotografo sei incapace, solo perchè magari le tue skill sono orientate più ad altro. Saprai magari usare bene PS perchè negli anni hai dovuto scendere a patti con vari fotoritocchi e quello che realizzerai sarà sicuramente bellissimo da vedere, ma disegnare una pagina web o un'app non è realizzarli.

Sia chiaro, non ce l'ho con i fotografi, il medesimo discorso secondo me è applicabile tranquillamente a graphic designer, seo, copywriter, sistemisti, account e responsabili marketing, chiunque in generale si improvvisi specialista con superficiale baldanza di quel qualcosa che ancora forse non ha proprio ben definito, di quel vuoto che in un modo o nell'altro bisognava che qualcuno colmasse per chiudere il lavoro e portare a casa le due lire. Tanto poi di chi lo userà a noi che ce frega, chiameranno uno sherpa.

Lo sviluppo digitale (e tutte le sue svariate fasi) non è una banale ed ennesima declinazione di un brand book.

Raggiungere le reali motivazioni, esigenze e disponibilità degli end-user - mobile o meno che siano - non è così banale.


Avere più o meno marginalmente a che fare con il web, la grafica, le email (ma se proprio serve anche nessuna di queste) non basta: la digitalizzazione è sia una consapevolezza che una responsabilità.


A ognuno il suo, comunque, resto di questa idea.


E quindi proprio in virtù della relativa peninsulare carenza di menti benpensanti circa la struttura informativa e della al contrario sovrabbondanza di menti benpensanti circa il colore del pixel, la virgola prima o dopo e la query più veloce mi chiedo appunto: chissà quanti capiranno davvero tali parole?


2. La povera "mobile-friendly" label che Babbo Natale travestito da Google ci ha donato quest'anno a cosa porterà?

Pare che i parametri con cui venga assegnato in SERP tale riconoscimento siano, com'era logico intuire, connessi alla mera fruibilità fisica dell'interfaccia, non ovviamente a quella informativo-esperienziale (and UX is not UI).

Quindi mi aspetto a breve strage di "Guarda che il sito che ti sto vendendo è certificato mobile-friendly da Google, sono troppo avanti! Altro che tuo cuggino...", quando poi si tratta di assemblare, esattamente come sarebbe accaduto fino al giorno prima (ma senza il sovrapprezzo dell'ornitologico specchietto) un ignobile template sul solito cms aggratis.

Il concetto di open source fatica infatti a radicare ma quello è un altro discorso.

Di conseguenza mi domando: ma se partiamo dal fatto che la qualità progettuale in genere lasci spesso a desiderare e che basti appiccicare qualsiasi cosa abbia nei limitrofi l'aggettivo "responsivo" - anche sfuocato va bene - per avere un lasciapassare, la povera "mobile-friendly" label che Babbo Natale travestito da Google ci ha donato quest'anno a cosa porterà?


Ho paura che per l'ennesima volta siano stati creati buoni strumenti che inesorabilmente si scontrano e si applicano a requisiti o processi che buoni lo sono un po' meno, tutto a svantaggio delle inesorabili conseguenze.


Ma tant'è, buon per gli sherpa.