Un pensiero gentile

Un pensiero gentile

09/10/2020
Socio Dirigente

Siamo nati, parlo almeno per la mia generazione, in una società dove era quasi necessario, per ognuno di noi, costruire con forza la propria identità. Uscire da un territorio seminato, codificato e di derivazione familiare per edificare la propria persona. Ora, ed userò il plurale non a caso, siamo individui in cerca di una comunità invece che di attenzione. Alla ricerca di un senso di appartenenza. Le cose cambiano, il mondo cambia. L’annus mirabilis è il 2004: internet implode in Facebook, Amazon, Google, Instagram. Impossibile sfuggire. Abbiamo assistito alla più radicale rivoluzione della società digitale, dove le grandi fabbriche di contenuti hanno cominciato a rilasciare inquinamento digitale in una ridefinizione delle regole del gioco. E già parlare, ora, del 2004 è fare storiografia. In poco più di dieci anni l'open si è chiuso, il dolcevita è diventato felpa con cappuccio per poi trasformarsi in tuta. È così che funzionano le rivoluzioni. Le rivoluzioni tendono a ricondurre al punto di partenza. 


Quindi parlerò di ciò che succede oggi, perché è importante capire dove possiamo spezzare questo uroboro infinito. Popup, marketing spam, riproduzione automatica dell'audio, clickbait, banner, captcha, pulsanti di cancellazione appena visibili, bloatware, reindirizzamenti improvvisi verso l'app store, telemarketing: "la tua chiamata è importante per noi", pulsanti di abbonamento selezionati per default e via dicendo. Come ha ben riassunto James Gleick “when information is cheap, attention becomes expensive”. Da ogni direzione arriva sempre più stringente una spinta verso la responsabilizzazione, per una nuova sensibilità votata al valore di ciò che assorbiamo e ciò che produciamo. Noi, come esseri umani, stiamo lavorando per massimizzare il nostro segnale e per ridurre al minimo il volume di rumore a cui siamo esposti. Se si astrae dal proprio quotidiano, si capisce perfettamente che Greta è il risultato umano di questo movimento. Nuove masse (le comunità di cui sopra) si agitano con la sola richiesta di concretezza e trasparenza. Ed è qui che entra in campo un pensiero. Un pensiero gentile. Non violento, non aggressivo. 


Se l’attenzione mondiale si è direzionata sulla salute del nostro pianeta, allora perché non indirizzare le nostre forze anche sull’ecosistema comunicativo che ci circonda.


La nostra salute digitale, perché quello è il campo in cui ci muoviamo ora come ora per la maggior parte del nostro tempo vigile, deve essere tutelata.


Un’ecologia dei media, come del comportamento e del linguaggio utilizzato. 




Parlo di etica. Sostenibilità. Un Nuovo approccio Illuminato. Il Rinascimento della Filantropia. Datele il nome che volete. Una RSI non solo legata al profitto, ma interiorizzata come asset distintivo. Io parlo di necessità, dove la necessità richiede disciplina ed esercizio costante per diventare normalità.




È vitale creare una correlazione a doppio scambio tra l'assunzione di responsabilità e le prestazioni finanziarie legate al proprio beneficio. Il cambio è stato consapevolizzare, sia il mio team sia i miei clienti, del proprio ruolo. Qualsiasi materiale prodotto è custode di coscienza, perfino un post è un atto di consapevolezza a cui tutti possono guardare. A cui tutti guardano. Non esistono più contenuti con una data di scadenza, che nascono crescono muoiono senza attecchire. Perfino una stories può vivere in modo permanente, se screenshottata. 


Ciò a cui guardo è un nuovo campo dell’eccellenza: più forte e intenso del “bello e ben fatto”, ho deciso di insistere su una creatività che coltivi il sentiment dell’orgoglio. Non un affluente, ma il fiume principale sul quale navigare mettendo la mia personale barca, per prima, su acqua e trascinando chiunque abbia la mia stessa visione. Corresponsabilità circolare e sostenibilità sono le mete. Se impariamo a non sprecare energia, a non inquinare, siamo in grado anche di fare una differenziata nel mare dell’inquinamento digitale. Noi alchimisti della comunicazione dobbiamo, in modo effettivo, sviluppare una impact economy che abbia come paradigma umano una ibridazione di intenti. Un nuovo linguaggio per accogliere comunità digitali orientate alla sensibilità.